La storia della
masseria Abate Nicola
GAETANO SCATIGNA MINGHETTI
Masseria Abate Nicola Grande è la pietra di Ceglie, dura, riottosa, ma questa volta doma, che vive in essa, nei suoi aspri conci, ammorbiditi appena dal latte di calce che li veste, reso accecante dalla crudezza della luce del sole di Puglia.
La si incontra subito, ad un paio di chilometri da Ceglie Messapica sulla provinciale per Villa Castelli. Sta lì, contegnosa, quasi chiusa in se stessa, aristocratica, come offesa dalla vicinanza troppo immediata di alcune sfacciate villette. Da lontano pare deserta, come lasciata a sé, ma è solo una sensazione. Invece essa è viva e pulsa di energia.
L'abate Nicola Greco fu uno dei tanti patrizi del XVIII secolo che ricevevano gli ordini minori per ottenere qualche beneficio ecclesiastico, ma di cui in famiglia si è smarrita ogni memoria. Questi fondò la masseria oltre 250 anni fa e le lasciò in eredita anche il nome: Abbate Nicola Greco fondò nel 1719, si legge sull'architrave di una porta-finestra del primo piano, in queste asciutte parole e rappreso tutto l'orgoglio della storia di un casato.
Delle linee settecentesche la masseria però, almeno d'acchito, pare conservi poco, in quanto, in varie epoche, essa ha subito modifiche e superfetazioni, fino a che non ha assunto la sembianza presente.
Gianvito Greco aggiunse e modificò nel 1864, si legge ancora in altra parte del corpo di fabbrica e fu certamente lui a dare alla masseria la fisionomia definitiva che altri Greco si sono preoccupati di non alterare né, tanto meno, di modificare. Infatti, nel 1892, un altro Greco, Francesco, compì la fabbrica del complesso masserizio giustapponendo l'opulenta scalinata a due rampe in pietra viva locale. Queste confluiscono in un ballatoio balaustrato su cui si affacciano due porte-finestre, al fine di rendere indipendente l'accesso alle stanze padronali, cui originariamente si accedeva per mezzo di una angusta scala interna, tuttora esistente e funzionante. Questa metteva in comunicazione il pianterreno, occupato dai massari, con il piano superiore, riservato ai proprietari.
Ma i bisogni sempre urgenti di un'azienda agricola e zootecnica spinsero nel 1938 Nicola Greco, il podestà, ad ampliare ulteriormente l'edificio, facendo accorpare dei magazzini dal maestro muratore Paolo Lisi. Questi cercò di attenersi allo stile preesistente, ripetendo nientemeno che le lunette ricavate nel parapetto per alleggerire esteticamente la facciata dell'Abate Nicola sulla quale campeggia lo stemma della famiglia Greco, il cui motto araldico recita superbo: A Graecis omnia.
Strutturata a corte chiusa, con il portale di accesso ad arco a tutto sesto poggiante su due paraste, la masseria Abate Nicola Grande, architettonicamente, ripete i moduli delle consimili costruzioni spagnolesche, conformate in tale guisa per necessita di difesa e particolarmente frequenti sulla nostra costa adriatica.
Analoghe necessità vennero avvertite al momento della nascita dell'Abate Nicola: reiterate erano le incursioni delle bande brigantesche nell'agro di Ceglie. Alcuni briganti erano addirittura nativi del luogo e, per ciò stesso, di faccia 'lla cambagn' non ci si poteva mai ritenere sicuri. Di qui il cortile chiuso che permetteva di essere relativamente protetti da attacchi a sorpresa da parte di malintenzionati. E, a quei tempi, dimostravano l'identica determinazione di oggi.


